Rassegna Stampa


 

Gli articoli apparsi sulla stampa che parlano di noi:

 

Villa De Cordova apre le porte ai visitatori:

nasce un nuovo museo a Bagheria

 Articolo del Giornale di Sicilia del 17 Giugno 2015

BAGHERIA. Nasce un nuovo museo a Bagheria. E trova sede nella settecentesca Villa De Cordova di Sant’Isidoro, eccezionalmente rimasta integra sia nella struttura che nei preziosi arredi, opere e suppellettili. La villa aprirà al pubblico il 20 giugno per la prima volta nella sua lunga storia.

Il bene culturale più importante di Aspra viene restituito alla fruizione pubblica con tutte le opere, tra cui alcuni capolavori, e i documenti contenuti all’interno di questo scrigno prezioso. La villa e i suoi giardini, la cui cellula iniziale è da identificare nella Masseria Grassini, appartenuta alla famiglia dei marchesi Del Castillo e De Cordova, dopo la morte della marchesa Maria Teresa De Cordova nel 2011 è stata ereditata dall’imprenditore Domenico Angileri che, tramite l’associazione da lui presieduta, ha avviato un ambizioso progetto per la trasformazione del complesso in un polo culturale.

L’apertura al pubblico è stata preceduta da una mostra ospitata al museo Mandralisca di Cefalù dedicata ai due dipinti inediti di villa Sant’Isidoro: “ Davide con la testa di Golia” di Pietro Novelli e “San Sebastiano martirizzato” di Jusepe de Ribera (lo Spagnoletto ), repliche autografe dei due grandi artisti, riconosciute da Vincenzo Abbate.

Gli ambienti del piano nobile della villa vengono adesso restituiti al pubblico. “ Lo sfarzo della volta del grande salone affrescato da Rocco Nobile e dai fratelli Tresca- ci dice Stefania Randazzo direttore scientifico del progetto – si alterna al susseguirsi di ambienti più intimi e quotidiani dove è possibile oggi ammirare sezioni dedicate alla fotografia, ai giocattoli, agli abiti e agli accessori”. Gli strumenti e le macchine per la lavorazione delle olive, degli agrumi, dell’uva e del grano che documentano la vita della villa, azienda agricola fino agli anni ‘70 del Novecento , sono esposte nei suggestivi ambienti della stalla seicentesca .

L’apertura alla consultazione del ricchissimo archivio documentario e della biblioteca sarà l’ultimo atto del progetto di una pubblica fruizione di un inedito e prezioso patrimonio culturale.

“L’inaugurazione del museo di villa De Cordova di Sant’Isidoro – dice il proprietario Domenico Angileri – è il primo passo di un progetto culturale che ha tra gli obiettivi quello di attivare protocolli d’intesa e convenzioni con l’università, scuole di ogni ordine e grado e altre istituzioni culturali finalizzate all’attività di ricerca, gestione e manutenzione del bene”.

Il progetto complessivo, promosso dall’Associazione culturale villa Sant’Isidoro e dal suo presidente, è portato avanti con la direzione scientifica di Stefania Randazzo coadiuvata da Giuseppe Tegnenti , la partecipazione di Flora Rizzo per l’allestimento dei costumi e degli accessori e di Salvatore Pulizzotto e Antonino Scarpulla per la sezione etnoantropologica, di Gaetano Renda, progettista dell’intervento di restauro, e Mauro Sebastianelli, restauratore e consulente per la conservazione.

Villa Sant’isidoro De Cordoba nasce nell’ambito della baronia di Solunto risalente al 1392, anno in cui il re Martino conquista la Sicilia. All’interno del feudo si costruisce un primo edificio destinato alla conservazione ma anche alla lavorazione dei prodotti agricoli. Nel Settecento la campagna palermitana e della piana di Bagheria diventano il luogo di villeggiatura prediletto dalla nobiltà palermitana. In questo contesto storico e culturale si inserisce l’attuale villa Sant’Isidoro, dal 1648 marchesato

LA VILLA. L’organizzazione attuale del piano nobile della villa è databile alla metà del Settecento come attesta la firma e la data riportata nella decorazione del grande salone dipinto a “trompe l’oeil”: 1753. A questo periodo è riconducibile la maggior parte delle opere di trasformazione dell’edificio, anche se ulteriori interventi vengono eseguiti nella seconda metà dell’Ottocento dopo che una Del Castillo sposa, nel 1849, un De Cordova. L’ingresso della famiglia è documentata dal blasone dipinto sul soffitto della prima stanza, a cui si accede dallo scalone monumentale, al centro del quale sono leggibili le armi delle famiglie Del Castillo, De Cordoba, Mastrilli e Paternò.

Da qui comincia il percorso di visita all’interno degli ambienti che obbediscono alla regola francese dell’enfilade, attraverso una successione di vani porta che in taluni casi, in ossequio alla simmetria degli spazi, diventano doppi. Dal grande vano d’ingresso, detto “quadreria”, si sviluppano i tre ambienti dell’ala est , l’area più privata del piano nobile: uno studio e due camere da letto con i decori in stucco, testimonianza delle trasformazioni nella seconda metà dell’Ottocento. Nell’ambiente attiguo alla camera padronale, verosimilmente l’alcova, con un soffitto a travi dipinte con decori bianchi e blu che documentano la fase seicentesca della villa, sono esposti abiti femminili e un prezioso corredo con abiti da battesimo e comunione.

Nell’ala ovest si susseguono gli ambienti di rappresentanza: lo studio con i dipinti più importanti della casa museo (Jusepe de Ribera, Pietro Novelli, Scipione Compagno), i ritratti degli antenati della famiglia e il soffitto decorato a tempera; il grande salone con le finte architetture, armi e crateri, opera firmata e datata di Rocco Nobile e, nella volta,l’Allegoria della Giustizia, dipinta dai fratelli Tresca, pavimentato con quadrelle in terracotta smaltata; la sala delle armi dove sono esposte le collezioni d’armi della famiglia e una collezione di monete e banconote.

Le porte lignee che collegano i tre ambienti, decorate a foglia d’oro con pitture policrome, rimandano ai tipi del tempo: fiori, vasi, elementi fitomorfi e conchiliformi impreziosiscono gli ambienti e richiamano i temi del trompe l’oleil del salone.

Gli ultimi tre ambienti ospitano la collezione di camere oscure, macchine fotografiche e cineprese con lastre fotografiche ed elementi per lo sviluppo fotografico e il ritocco, giocattoli d’epoca e fumetti e, infine, l’ambiente dal quale si raggiungerà la terrazza panoramica in cui sono esposti abiti, cappelli, calzature e accessori sia femminili che maschili.

IL GIARDINO. Le caratteristiche del paesaggio e il contesto hanno avuto una funzione determinante nella evoluzione e trasformazione della villa e dei suoi giardini. Il fondo ricco di abbondanti acque, qui condotte attraverso un sistema che l’adduceva dal fiume di Ficarazzi, e la notevole estensione, hanno permesso di mantenere nel corso dei secoli, nonostante la trasformazione nella metà del Settecento in luogo di villeggiatura, la funzione originaria di “azienda agricola” con la produzione di limoni, olive, uva, pesche.

Numerosi atti rinvenuti nell’archivio della casa testimoniano l’intensa e mai interrotta attività di manutenzione dei magazzini delle derrate o la costruzione, nel 1802, di un trappeto per la molitura delle olive. Gli interventi più importanti vennero fatti nei primi anni dell’Ottocento quando fu chiamato a sovrintendere ai lavori l’ingegnere cappuccino fra Felice da Palermo, che si adoperò per il “trasporto di una zappa d’acqua dal fiume di Ficarazzi fino alla casina della Bagaria nella contrada dell’Aspra propria”.

La fertilità del terreno ha fatto sì che tale vocazione continuasse anche nel XX secolo con il marchese Pietro De Cordoba, il quale produceva agrumi e li commercializzava oltre lo stretto in Germania e in Inghilterra.


 

Apre i battenti a Bagheria il museo villa De Cordova

 

Articolo del Giornale di Sicilia del 22 Giugno 2015

 

Inaugurato il museo Villa De Cordova di Sant’Isidoro a Bagheria. Erano presenti fra gli altri  il console onorario di Spagna  Ignazio Caramanna , il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque ,il sindaco di Ficarazzi Paolo Francesco Martorana e di Casteldaccia Fabio Spatafora .

L’ultima villa della “Piana di Bagaria” conservata integra sia nella architettura che negli arredi,  mai aperta al pubblico,  è adesso restituita alla collettività. Da oggi racconterà  la storia ufficiale ma anche quella più intima delle famiglie che dal Seicento  l’hanno abitata : i Grassini,  i Del Castillo e i De Cordova.

Le collezioni  di dipinti e le sculture stupiranno , gli oggetti , gli abiti e le tracce della vita vissuta nel quotidiano emozioneranno. Per desiderio dell’ultima proprietaria, la marchesa Maria Teresa De Cordova  e grazie all’impegno dell’imprenditore Domenico Angileri e dell’associazione di cui è presidente la collettività si riappropria di un  bene culturale. “La Villa e la sua centralità  nell’urbanistica di Aspra , è espressione della storia del territorio” ha dichiarato Domenico Angileri – e, per questo, la cittadinanza deve farla propria fruendola e  le amministrazioni devono  impegnarsi a sostenerla”.

“La presenza tra gli invitati di docenti dell’università di  Palermo, di dirigenti scolastici e docenti degli istituti del territorio – sottolinea Stefania Randazzo, direttore scientifico del progetto – testimonia i presupposti dell’apertura, basata su un serio  progetto di ricerca e di promozione finalizzato alla conservazione, alla fruizione di un pubblico generico ma anche specializzato. L’associazione Villa Sant’Isidoro  intende fare rete con le altre istituzioni culturali, attivare sinergie con le amministrazioni e diventare polo culturale di riferimento  per il territorio”.

La Villa è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10 alle 19 , con visite guidate a cura dell’Associazione Villa Sant’isidoro . Il costo del biglietto intero è di euro 6,00, il ridotto di euro 4,00 ( per gruppi di almeno 20 persone e bambini dai 6 ai 13 anni ). Per informazioni e prenotazioni si può visitare il sito all’indirizzo www.villasantisidorodecordova.it o scrivere all’indirizzo info@villasantisidorodecordova.it.


VIDEO DI “LA REPUBBLICA” SULLA VILLA

E’ stata aperta al pubblico Villa De Cordova di Sant’Isidoro, appartenuta dapprima a Pietro Maria Grassini, successivamente trasferita al casato dei Castillo e infine arrivata alla famiglia De Cordova. Dal 2012  la proprietà è dell’imprenditore Domenico Angileri. Rientra in un progetto promosso dall’ associazione Villa De Cordova che tenta di restituire l’originario splendore. “E’ un’impresa ambiziosa – dice Stefania Randazzo direttore scientifico della Villa – Richiederà non pochi sforzi soprattutto nel trovare le risorse economiche per realizzarlo …..  link diretto al video :

http://video.repubblica.it/edizione/palermo/villa-de-cordova-riaperta-al-pubblico/206177/205283

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La celebre trasmissione di Rai 3 “Chi L’ha visto” si è occupata della scomparsa dei bambini di Aspra nel 1968. Di seguito il link con le immagini del territorio e della villa con un inedito sull’esplorazione dei cunicoli sotterranei.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-33c8697e-4659-478d-8472-27cbfefd0b40.html

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 Bagherianews del 04 Maggio 2015

Servizio di Angelo Gargano

 

E sette! sono ben sette le ville settecentesche di Bagheria, restaurate, aperte e visitabili: apre l‘elenco Villa Cattolica, sede del Museo d’arte moderna ‘Renato Guttuso’, seguita da Palazzo Aragona Cutò, sede della biblioteca e di altri servizi culturali, e dal ‘palazzo’ Butera, sede di rappresentanza del comune di Bagheria e l’annessa Certosa, sede ormai stabile del ‘Museo del giocattolo e delle cere Pietro Piraino’.

Tutti edifici nella disponibilità del comune di Bagheria, e pertanto visitabili, mentre aperta al pubblico è anche villa Palagonìa, la villa, tra quelle del nostro patrimonio architettonico del Settecento, più nota al mondo.

In mano privata, però visitabili e aperte per cerimonie, mostre e convegni, ci sono anche Villarosa e Villa Ramacca.

Nelle prossime settimane a queste sei complessi monumentali si andrà ad aggiungere Villa S Isidoro sino a qualche tempo fa abitata dalle eredi del Marchese Pietro di S.Isidoro, le sorelle Antonietta e Maria Teresa De Cordova.

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E l’orientamento dell’attuale proprietà è di farne una casa Museo visitabile da chi, studente, turista o comunque visitatore, lo volesse.

E’ stata creata all’uopo una Associazione di cui è responsabile Stefania Randazzo che è anche consulente artistico del Museo Mandralisca di Cefalù, oggi Fondazione, che con il suo Ritratto di Antonello è uno dei musei più visitati di Sicilia.

Se a quanto detto in premessa aggiungiamo chevilla Valguarnera, la più sontuosa delle nostre ville, Villa Spedalotto, e Palazzo Inguaggiato, (di cui un appartamento al piano nobile è stato di recente comprato e ristrutturato dal registaPeppuccio Tornatore), e villa Trabia sono abitate dagli eredi degli antichi baroni e nobili, che Palazzo Larderia è occupato dalle suore e che palazzo San Marco, anche questo abitato dai proprietari, periodicamente viene aperto ai visitatori, viene fuori che la frase che talvolta sentiamo pronunciare sull’abbandono e sulla decadenza delle ville settecentesche di Bagheria è un luogo comune che prescinde dalla reale situazione ed è di fatto una affermazione che è fondata solo per quanto riguarda la spoliazione di quanto nelle ville, tra mobili, arredi, quadri, libri, abiti e suppellettili varie era un tempo custodito.

Chi lo volesse, e se solo qualcuno lo proponesse, per conoscere ed apprezzare la ricchezza ed in certi casi l’originalità di alcuni modelli architettonici nati con le ville bagheresi, i visitatori avrebbero una buona mezza giornata o volendo anche una giornata intera.

Ed è questo il progetto ambizioso o il sogno ad occhi aperti che cullanoDomenico Angileri e i suoi collaboratori: un programma che nel breve periodo, si parla di giugno,  vedrà l’apertura della Casa Museo, nel medio periodo un restauro work in progress, a villa aperta, mentre nel lungo periodo si parla di ricostruzione della cappella e di un uso piùintensivo di questo bene architettonico.

Una mano dovrebbe arrivare dalle sinergìe che si pensa di mettere a sistema con il Mandralisca di Cefalù, mentre un’altra grossa mano potremmo darla noi, intendiamo come comunità e come amministrazione.

A partire dalla sistemazione del lunghissimo viale di accesso, detto appunto di S.Isidoro, il rettifilo ante litteram, nella parte finale nel passato di solito trasformata in discarica ed oggi ancora ingombra di materiale di risulta.

Il primo aiuto in vista dell’apertura che ripetiamo si pensa a giugno con tutta la solennità che l’evento richiederà, (si parla della presenza dell’ambasciatore spagnolo, spagnoli erano infatti i Del Castillofondatori della villa casale), potrebbe essere la sistemazione dignitosa di un percorso che in un  futuro prossimo dovrebbe vedere pullman di turisti e visitatori.

L’altra mano la potrebbe dare il nostro assessore alla cultura, Rosanna Balistreri, accelerando quel percorso di un biglietto unico per visitare tutte le ville e i musei di Bagheria che potrebbe rappresentare un eccellente incentivo. Insomma ognuno per la nostra parte potremo fare qualcosa, perchè quel sogno coltivato da Angileri, possa diventare anche il nostro.

 

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Diciamo subito che, per lo stato di conservazione degli interni, ma soprattutto degli arredi, della quadreria, della biblioteca, del guardaroba e di tante altri arredi domestici, Villa S. Isidoro sarà una vera miniera di informazioni, a partire da quel piccolo Museo etno antropologico che la proprietà si propone di sistemare nei corpi bassi mettendo in esposizione tutti quegli oggetti della cultura e del lavoro contadini di cui i locali erano ancora pieni e che la pazienza certosina di alcuni volontari sta riportando alla luce.

Sarà una miniera anche per quello che potrà venir fuori dalle cataste di documenti che potranno fornire agli studiosi che lo vorranno informazioni preziose non solo sulle ville, ma sull’economia e più in genrale sulla vita del territorio,ed a questo proposito si pensa già di coinvolgere l’Università di Palermo.

Ma non solo cultura materiale quindi ma anche cultura aulica. Pare che l’attribuzione a Pietro Novelli ed a Jusepe De Ribeira, detto Lo Spagnoletto, di due dei quadri ritrovati, sia solo una delle prime‘scoperte’ che la villa ci ha riservato.

Le due opere dopo  l’attribuzione fatta dal critico Vincenzo Abbate ed il lavoro di restauro eseguito presso il laboratorio del Museo Diocesano, sono in questi giorni esposti al Mandralisca, in un allestimento curato dallo stesso Abbate e da Stefania Randazzo.

In questi giorni fervono i lavori, decine di persone, sono impegnate chi nel recupero, chi nella catalogazione, chi nella sistemazione, chi nel restauro vero e proprio di centinaia tra mobili, abiti, armi, e arredi vari che sono stati trovati nella villa dall’attuale proprietario Domenico Angileri, cui l’immobile è stato trasferito dopo la scomparsa dell’ultima componente della famiglia De Cordova, Maria Teresa.

 

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Di tutto questo ne parliamo con Domenico Angileri, il proprietario cui brillano gli occhi quando pensa a quello che potrà diventerà questa villa, che esordisce come tante nel XIV secolo come un baglio con torre al centro di un’area destinata alle colture de tempo, e che anche se non è tra quelle considerate ‘auliche’, perché i Del Castillo, marchesi di Sant’Isidoro, quando la edificarono verso la fine del XVIII secolo tale la concepirono, come residenza di campagna

La villa però presenta oltre ad alcune ricercatezze, le porte laccate, affreschi di pregio nelle stanze di rappresentanza, ha anche una serie di soluzioni originali che ne fanno un pezzo ‘unico’ a partire dal doppio ingresso della villa, uno da sud che guarda Bagheria e l’altro a nord che guarda all’Aspra che è un elemento unico nelle ville di quel periodo.

Villa S. Isidoro era una delle ville inoltre che possedeva in assoluto la maggiore superficie intorno, circa sessanta ettari, una estensione notevole se si pensa che i pilastri d’ingresso sono facilmente identificabili all’incrocio tra via Sant’Isidoro, la strada che conduce al cimitero, e la S.S.113 mentre i pilastri dell’uscita sono in via Pietro Tempra ad Aspra. 

Quando verrà aperta al pubblico, sarà una tappa obbligatoria per tutti noi abitanti del territorio, per i ragazzi delle scuole, e per quanti apprezziamo che in una realtà difficile e complessa quale la nostra, c’è sempre qualcuno che sperimenta, che vuole trovare strade nuove e che non si rassegna.

Lasciamoci coinvolgere anche noi in questo progetto di fiducia nel futuro.

Angelo Gargano

TGR RAI TRE REGIONE SICILIA

Nel telegiornale di Rai Tre Sicilia la redazione ha dedicato uno spazio all’inaugurazione della Villa Sant’Isidoro al minuto 13,47.

THE PAST IS FULL OF LIFE AT SICILY’S VILLA ISIDORO DE CORDOVA IN ASPRA

villa-rassegnaIn June of this past year, the doors to an incredible history were opened to the public for the first time at Villa Isidoro da Cordova. Originally built in 1648 and apparently named for the convent of St. Isidore that was next door, it has been lived in continuously until 2011, with the death of the last resident, the Marchioness Maria Teresa De Cordova. Situated on land that was part of the Barony of Solunto from 1392, this villa is without question unique and exceptional. It offers visitors the ability to see a place that represents not just one particular historical period, but as reflected in its structure, decorated rooms, and treasure trove of contents, an evolution of time and history.


 

La gazzetta palermitana 02 Ottobre 2015

Articolo di Salvo Scaduto

Villa Sant’Isidoro de Cordova

 

Bagheria è conosciuta in Italia e nel mondo per le sue meravigliose ville settecentesche raccontate attraverso i romanzi di Dacia Maraini, le pellicole di Giuseppe Tornatore e le opere di Goethe e Stendhal. La maggior parte degli edifici però appartiene a privati e i visitatori non possono accedervi e non hanno la possibilità di conoscere i tesori artistici al loro interno.

Da qualche mese, grazie all’Associazione Villa Sant’Isidoro e al suo presidente Domenico Angileri che ne ha ereditato la proprietà, è stata aperta al pubblico Villa Sant’Isidoro de Cordova ad Aspra, dando così la possibilità a turisti, abitanti del luogo e dei paesi limitrofi di visitare e scoprire questo importante patrimonio artistico e culturale.

Il clou della visita è sicuramente il piano nobile della villa con tanti ambienti che si susseguono l’un l’altro secondo il modello di architettura francese dell’ “enfilade”. All’ingresso del piano nobile è situato lo studio di rappresentanza del marchese Pietro dove sono esposti due importanti dipinti: il “San Sebastiano martirizzato “di Jusepe de Ribera detto “Spagnoletto” e il “Davide con la testa di Golia” di Pietro Novelli. L’ambiente successivo è il salone con i suoi meravigliosi affreschi datati 1753 e realizzati da Rocco Nobile e dai fratelli Tresca.

La visita continua nella “Stanza delle Armi” dove vi era un altro studio e l’esposizione delle armi collezionate dal marchese Pietro e di una serie di monete e banconote antiche. Si prosegue con una stanza dedicata ai giochi per bambini con la presenza di giocattoli, bambole e fumetti illustrati risalenti ai primi anni 50. L’ambiente successivo invece è quello dedicato alla “fotografia” con la presenza di tanti modelli, anche molto antichi, di macchine fotografiche e dei primi modelli di cineprese, nonché antiche riviste sulla fotografia e lastre fotografiche.

L’ultima parte del piano nobile è dedicata agli ambienti dove erano presenti le camere da letto dei marchesi in cui oltre ai mobili sono esposti anche antichi e preziosi abiti, grammofoni, radio, cannocchiali e oggetti vari appartenuti ai marchesi.

La visita della villa si conclude con la zona etnoantropologica dove anticamente vi era la masseria di proprietà della casata nobiliare. In questo spazio vengono esposti una serie di oggetti che i marchesi e i loro dipendenti utilizzavano per il riscaldamento, per la caccia e per la produzione agricola e vinicola della loro azienda.

Un particolare ringraziamento all’Associazione Villa Sant’Isidoro e al direttore scientifico dott. Stefania Randazzo che in collaborazione con il dott. Giuseppe Tegnenti hanno con le loro spiegazioni contribuito alla realizzazione dell’articolo.


 

The Villa of the Fashionista: Villa Sant’Isidoro in Aspra

Articolo di Veronica Li Grigoli all’interno del blog “Sicilian godmother”

 

I have spent eleven years being irritated by an 18th century villa near my house, because it blocks the middle of what could be a perfect road running right behind Casa Nostra into the nearest town.

 

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Despite its fancy gates, Villa Sant’Isidoro looked like a derelict building from the outside. I assumed it would fall down all by itself soon, and then my traffic jam problems would be solved.

 

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That was before I knew it was inhabited by a very old lady called Maria Teresa de Cordova, the last member of a noble family, whose ancestor had been the Viceroy of Sicily, second in command to the king himself. It was also before I knew that its rooms all looked like this.

 

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And before I saw two of the 18th century oil paintings she was taking great care of, by Sicilian masters Pietro Novelli and Jusepe de Ribeira, who painted in the style of Caravaggio. They have visited a few art galleries since they were “discovered”.

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Don’t get me wrong, I’m not forgiving her because she was old, or posh. I just suddenly got a soft spot for her when I found out she’d owned a collection of Baroque torture instruments. I’ll be doing a blog post specially dedicated to those, so WATCH THIS SPACE!

To be fair, they were inherited from her Spanish ancestors. She had also been a raven-haired beauty with a to-die-for collection of designer dresses.

 

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By the time I found out Maria Teresa had been a trendsetting fashionista, I was wishing I’d had the chance to meet her. She was a debutante in 1953, and her Christian Dior ballgown is displayed in the house along with photos of her wearing it on her big day. Debutantes are sent out into the world to find a husband, yet she never married.

I wonder if she had a sad heartbreak and never fell in love again.

 

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She lived out her last years among five centuries of family history and treasures. Her family were of Spanish origin and they were among the leaders of the military offensive to expel the Moors from Spain. They also persuaded Isabel and Ferdinand to send Columbus across the Atlantic to discover America. These two acts made them one of Spain’s most influential families.

 

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When she passed away in 2011, she left the house and its vast grounds to family friends, who founded a trust to preserve it. They have worked for the last three years to restore it to a suitable condition to open it to the public, which they did just four months ago.

 

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Their dedication to restoring the villa, and their passion for its history, is contagious. But they need 5 million Euros urgently to restore the building.

 

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They’re not kidding about this, by the way. I’ve had a jolly good look at the place structurally, and I can personally vouch for the fact that two Sicilians arguing at a normal Sicilian level of decibels might be enough to reduce the place to rubble. I think they urgently need a bit of crowdfunding to save this Sicilian treasure.

 

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A collection of vintage cameras and photography paraphernalia was found in the attic, along with a set of paints for retouching photos in colour – the Victorian equivalent of Photoshop.

 

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There’s also a hurdy gurdy in full working order, equipped with a fabulous collection of operatic music rolls, though sadly minus both organ grinder and monkey. (I am considering offering my services, as I do still need a full-time job.)

 

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There’s a vast collection of smoking paraphernalia, including not only Meerschaum pipes and tobacco pouches from across the world, but two ingenious cigar stands, one of which has a rotating mechanism operated by a little knob on the top.

 

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Villa Sant’Isidoro is a treasure-trove of Sicilian history and art, of intimate family memories mixed with political events that changed the course of history. This is by no means the last post I will write about it!

I once dreamed about it falling down; now, it’s become one of my favourite places in the whole world.

Link al sito Times Of Sicily